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    Ai preât la biele stele duç i sants dal paradîs che il signôr fermi la vuere che il gno ben torni al paîs Ma tu stele, biele stele và palese 'l gno destin và daûr di che montagne là ch'al è 'l gno curisin.

    Ho pregato la bella stella tutti i santi del paradiso che il signore fermi la guerra che il mio amato torni al paese Ma tu stella, bella stella rendi palese il mio destino va dall'altra parte di quella montagna dove c'è il mio cuoricino.

    Tra queste, occupa un posto di primo piano questo bellissimo canto, che nella sua estrema semplicità melodica assume una coralità classica, in virtù di una armonizzazione esemplare. E jo partis doman voi vie consolimi consolimi, e jo partis doman voi vie consolimi a fa l'amôr. La canzone passa in rassegna tutti questo luoghi. Si dice che nelle giornate di vento, quando l'aria si insinua vorticando nel tunnel, strani voci e suoni vi echeggino.

    Si odono allora i richiami ed anche le bestemmie degli antichi alpini. E perfino, la sera, le loro canzoni E proseguendo poi, per valle Costeana giunti sulla Tofana, su quella vetta la baionetta scintillerà. Non mancherà poi tanto, che anche il Lagazuoi conquisteremo quando l'artiglieria Sasso di Stria battuti avrà.

    Bombardano Cortina — Hoilà! Dicon che gettan fiori— Hoilà! E proseguendo poi — Hoilà! Per Valle Costeana — Hoilà!

    Giunti sulla Tofana su quella vetta la baionetta la la baionetta scintillerà! Non mancherà poi tanto — Hoilà! Che anche il Lagazuoi — Hoilà! Son prese le Tre Dita — Hoilà! Il Masarè è già nostro — Hoilà!

    Fatta è la galleria — Hoilà! Messa la gelatina — Hoilà! E una bella mattina anche Gigetto, col Castelletto col Castellotto per aria andrà! Giunti sul canalone — Hoilà! Schierati i suoi soldati — Hoilà! Per valle Travenanzes — Hoilà! E strada Dolomiti — Hoilà! Vi inseguiremo arditi, e voi scappate finchè arrivate finché arrivate dal vostro re! Giunti da Cecco Peppo — Hoilà! Stringetegli le mani — Hoilà!

    Ditegli che gli alpini vi fan la guerra su questa terra su questa terra vi voglion più! Oh oh oh oh oh la la la la la la la la la la la Oh oh oh oh oh "E voi che siete vècio che fate qui d'intorno a lo spuntar del giorno con quel mazèto in man? Con gaudio e con dilèto lo vengo a te a portar. La versione più recente cui si ricollega il canto è veneta, ma si potrebbe far risalire a modelli ben più antichi, come nientemeno che una celebre Incatenatura di Villanelle del cantastorie cieco fiorentino Camillo detto il Bianchino edita a Verona nel , che presenta legami comuni con la ballata lombarda Il Testamento dell'avvelenato; che a sua volta si riallaccia alla ballata inglese di Lord Randal diffusa in Europa e in America fin dal ' Forse proprio da una delle molteplici versioni dell'antica villanella, diffuse in tutta l'area centrale e nord-italiana e tramandatesi fino al primo novecento per tradizione orale, potrebbe essere derivata, dopo svariate modificazioni, la nostra suggestiva canta alpina, a testimonianza delle molteplici, complesse e misteriose relazioni che regnano nel sorprendente mondo della canzone popolare.

    E vien da basso o Celestina ch'è rivà il tuo primo amore. Dove sei stato mio bell'alpino che ti g'ha cambià colore. L'è stata l'aria dell'Ortigara che mi g'ha cambià colore. I tuoi colori ritorneranno questa sera a far l'amore. Dove sè stato, mio bell'Alpino, Che ti ga cambià colore? L'è stata l'aria dell'Ortigara, L'è stata l'aria dell'Ortigara, Che m'ha fat cambià color! La sul Pasubio c'è un barilotto. Che m'ha fat cambià color! E' stato il fumo della mitraglia E' stato il fumo della mitraglia Che m'ha fat cambià color!

    La melodia è semplice, lineare e molto orecchiabile, questo tuttavia non la priva di solennità. E Cadorna manda a dire che si trova là sui confini che ha bisogno degli Alpini per potersi avanzar. La fanteria è troppo debole i Bersaglieri sono mafiosi ma gli Alpini son valorosi su pei monti a guerreggiar.

    Cara mamma non tremare io non posso ritornare un Alpino militare deve fare il suo dover. Questi canti possono assumere anche l'inconscio significato di un estremo addio alla vita, ed è forse per questo che hanno spesso cadenze particolarmente tristi. Un brano degli Alpini molto conosciuto, un inno alla giovinezza, all'amore. L'è la partenza de lo mio amore, chissà quando ritornerà. Ma se ti trovo già maritata, ohi che pena ohi che dolor. Ohi che pena ohi che dolore la partenza de lo mio amore.

    E col cifolo del vapore la partenza de lo mio amore. Canzone molto evocativa dell'alpino di guardia. Melodia e cadenza prettamente popolari. Il canto si stacca dagli altri per il testo che pone in risalto con disarmata semplicità due degli aspetti più dolorosi della vita militare: i disagi e la lontananza.

    TESTO Era una notte che pioveva e che tirava un forte vento immaginatevi che grande tormento per un alpino che sta a vegliar. A mezzanotte arriva il cambio accompagnato dal capoposto ohi sentinella torna al tuo posto sotto la tenda a riposar. Quando fui stato nella mia tenda sentii un rumore giù per la valle sentivo l'acqua giù per le spalle sentivo i sassi a rotolar.

    Mentre dormivo sotto la tenda sognavo d'esser colla mia bella e invece ero di sentinella fare la guardia allo stranier. Era una notte che pioveva e che tirava un forte vento, immaginatevi che grande tormento per un alpino che stava a vegliar. A mezzanotte arriva il cambio, accompagnato dal capoposto. Sentinella ritorna al tuo posto sotto la tenda a riposar.

    Quando fui stato sotto la tenda sentii un rumore giù per la valle, sentivo l'acqua giù per le spalle, sentivo i sassi a rotolar. Mentre dormivo sotto la tenda sognavo d'esser con la mia bella, e invece ero di sentinella a fare la guardia allo stranier. La canzone ricorda con nostalgia i bei tempi nei quali la barca serviva al trasporto di cose e persone e qualche volta anche di rose, fiori e suonatori accompagnati da un fiasco di buon vino.

    Barcarol del Brenta Oi barcarol del Brenta presteme la barcheta per andare in gondoletta su la riva del mar. Mi si che ve la presto, [ Mi se che te la impresto,] basta che la ritorna; se la barca se sprofonda [se la barce la se fonda] no ve [te] la presto più.

    Ci rivedremo ancora, forse da richiamati con gli zaini affardellati non ci vedremo più.

    La barca è preparata, [La barca è ritornata,] cinta di rose e fiori, e con dentro i cacciatori [ci sono dentro i cacciatori] del Settimo Alpin. Del Settimo Alpini, del battaglion Cadore, addio mie belle more non ci vedrem mai più.

    Ci rivedremo ancora forse da richiamati, coi zaini affardellati ci rivedrem ancor. La barca è ritornata cinta di rose e fiori e con dentro i cacciatori del Settimo Alpin. Bizzarra indeterminatezza circa la sponda su cui è situata l'osteria pare ancora esistente sul Piave. Il canto, reso celebre dagli alpini, è in realtà derivato da più antiche versioni popolari, fra cui quella piemontese monferrina con il titolo La ragazza innamorata del soldato che presenta le più notevoli analogie di testo.

    Attinenze di contenuto tematico si possono trovare anche in altri canti, come La bionda di Voghera canto della risaia e La bella filangera canto della filanda in cui ritorna il motivo della malattia dei nove mesi che si risolve, per l'imprudente fanciulla, con la nascita di un bel bambino rassomigliante in tutto Là c'è da bere e da mangiare ed un bel letto da riposar.

    E dopo aver mangiato, mangiato e ben bevuto, se vuoi venire, mia bella mora, questa è l'ora di far l'amor. Mi si ghe vegneria per una volta sola. Se sei da maritare dovevi dirlo prima. Sei sempre stata coi veci alpini e non sei figlia da maritar. E dopo nove mesi è nato un bel bambino. Sputava il latte, beveva 'l vino, l'era figlio del vecio alpin.

    Di qua, di là dal ponte ci sta una bella mora, tutte le sere resta sola, la resta sola a far l'amor. E dopo aver mangiato, mangiato e ben bevuto, e dopo aver mangiato, mangiato e ben bevuto: - Oh, dimmi o bella, se vuoi venire, questa è l'ora d'andar dormire.

    E dopo nove mesi è nato un bel bambino, non beve il latte ma ciuccia il vino, perchè figlio del vecchio alpin. Il motivo iniziale di quest'ultima è fatto risalire ad una vecchissima canzonetta della guerra d'Abissinia riproposta poi, con l'aggiunta di altre strofe, nell'ultimo conflitto mondiale e precisamente sul fronte greco-albanese. Tra i canti di soldati della guerra questo, insieme con Sul ponte di Perati, spicca nettamente per la sincerità di ispirazione e l'efficacia espressiva che possiede.

    Ci tocca di partire con la ristezza in cuor, lasciando la morosa con gli altri a far l'amor. La Grecia terminata a Udin siam tornati, che tosto per la Russia noi siamo destinati. E partiremo ancor con la tristezza in cuor lasciando la morosa con gli altri a far l'amor. Motorizzati a piè, la piuma sul cappel, lo zaino affardellato l'Alpin l'è sempre quel!

    Da Udin siam partiti da Bari siam passati Durazzo siamo scesi in Grecia destinati Ci tocca di partire con la tristezza in cuore lasciando la morosa con gli altri a far l'amor La Grecia terminata a Udin siam tornati e tosto per la Russia noi siamo destinati E partiremo ancora con la tristezza in cuore lasciando la morosa con gli altri a far l'amor Motorizzati a piè la piuma sul cappello lo zaino affardellato l'alpin l'è sempre quello.

    I canti degli alpini non sono sempre canti di guerra ma,anche di momenti di normale andamento della vita quotidiana. Si assiste ad un botta e risposta tra i due con i loro sentimenti e le loro paure. Oi barbiera bella barbiera bella la barba se mi la barba se mi vuoi far.

    Lo cantavano anche i montanari di Rotzo, in quel di Asiago, proprio quando era cominciata la Strafe - Expedition, mentre andavano verso la frontiera. La melodia invece è molto più vecchia: ricorda infatti un canto della filanda: Quei bersaglieri che vanno in Egitto. In questa versione il canto ha assunto un piccolo adattamento armonico, nel variare dal tono minore - che conferisce alle prime due strofe un forte senso patetico - al tono maggiore che valorizza l'aspetto fiero e marziale dell'ultima strofa.

    Prendi la secchia e vattene alla fontana, là c'è il tuo amore che alla fontana aspetta. Prendi il fucile e vattene alla frontiera: là c'è il nemico che alla frontiera aspetta. O Dio del cielo,se fossi una rondinella, O Dio del cielo,se fossi una rondinella, vorrei volare, vorrei volare vorrei volare in braccio alla mia bella vorrei volare, vorrei volare vorrei volare in braccio alla mia bella.

    Prendi la secchia e vattene alla fontana prendi la secchia e vattene alla fontana, là c'è il tuo amore là c'è il tuo amore là c'è il tuo amore che alla fontana aspetta là c'è il tuo amore là c'è il tuo amore là c'è il tuo amore che alla fontana aspetta.

    Prendi il fucile e vattene alla frontiera, prendi il fucile e vattene alla frontiera là c'è il nemico là c'è il nemico là c'è il nemico che alla frontiera aspetta là c'è il nemico là c'è il nemico là c'è il nemico che alla frontiera aspetta. Da "Brig", parola celtica che significa altura, si fa derivare il nome di Brianza, cioè di quella regione tutta poggi e colline che stendendosi a nord di Milano raggiunge i primi contrafforti alpini dei laghi di Como e Lecco.

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    Nato dalla collaborazione di Santucci e Carniel, questo canto ebbe il suo battesimo nel quando, presentato dal coro S. Cantava avere te voglio, o morire. Lei dalla torre lo vedea salire; disse alla sentinella che stava sopra il ponte tira una freccia in fronte a quello che vien su. Anche la sentinella che stava sopra il ponte fu trasformata in monte: e la Grignetta fu. Noi pur t'amiamo d'un amor fedele montagna che sei bella e sei crudele; e salendo ascoltiamo la campana d'una chiesetta che a pregare chiama.

    Noi ti vogliamo, bella, che diventasti un monte, facciamo la croce in fronte: non ci farai morir.

    Lei dalla torre lo vedea salire. Disse alla sentinella che stava sopra il ponte: Tira una freccia in fronte a quello che vien su. Anche la sentinella che stava sopra il ponte fu trasformata in monte e la Grignetta fu. Noi ti vogliamo bella che diventasti un monte; facciam la croce in fronte, non ci farai morir. La mattina del 24 agosto , sul grande prato davanti a Villa Dolfin, alla presenza del Re D'Italia, Vittorio Emanuele III e delle autorità militari, viene eseguito, per la prima volta, l'inno scritto da De Bono e musicato da Meneghetti.

    Data la popolarità in breve raggiunta da questa canzone patriottica ed anche per evitare che la stessa fosse preda di qualche speculatore che voleva attribuirsene la paternità, il testo e la musica furono depositati a tutti gli effetti legali dal Generale Emilio De Bono e dal Capitano Antonio Meneghetti che ne affideranno diffusione e stampa alla ditta Carisch di Milano. L'intento era che questo Inno, nato tra le trincee ed il fango, dallo spunto di un Patriota che scrisse la prima frase sul muro di una casa distrutta dal nemico invasore, servisse a ricordare ai posteri chi si è immolato sul campo dell'onore donando la propria vita per la Patria con sulle labbra, prima di morire la frase: "Monte Grappa tu sei la mia Patria".

    Monte Grappa, tu sei la mia patria, sovra te il nostro sole risplende, a te mira chi spera ed attende, i fratelli che a guardia vi stan. Contro a te già s'infranse il nemico, che all'Italia tendeva lo sguardo: non si passa un cotal baluardo, affidato agli italici cuor. Monte Grappa, tu sei la mia Patria, sei la stella che addita il cammino, sei la gloria, il volere, il destino, che all'Italia ci fa ritornar. Quale candida neve che al verno ti ricopre di splendido ammanto, tu sei puro ed invitto col vanto che il nemico non lasci passar.

    Ed i giorni del nostro servaggio che scontammo mordendo nel freno, in un forte avvenire sereno noi ben presto vedremo mutar. Canto militare della prima guerra mondiale, che si riferisce in particolare alla battaglia del Montello.

    La base che permise agli austriaci di attestarsi sul Montello fu Nervesa, piccolo paese in provincia di Treviso. Anche in questo canto sono presenti, forse in forma meno consapevole ma altrettanto valida, gli stessi sentimenti che si trovano nei canti di contenuto più violento, a dimostrare come, di fronte al tragico quanto inutile evento della guerra, vi sia sostanziale unità nell'animo e nell'atteggiamento popolare.

    La tradotta che parte da Torino a Milano non si ferma più ma la va diretta al Piave cimitero della gioventù. Siam partitii in ventinove ed in sette siam tornati qua e gli altri ventidue son rimasti tutti a San Donà. Cara suora son ferito a domani non arrivo più se non c'è qui la mia mamma questo fiore me lo porti tu. A Nervesa c'è una croce, mio fratello sta sepolto là io ci ho scritto su Ninetto, chè la mamma lo ritroverà.

    La tradotta che parte da Torino, a Milano non si ferma più, ma la va diretta al Piave, cimitero della gioventù. Siam partiti, siam partiti in ventisette, solo in cinque siam tornati qua e gli altri ventidue son rimasti tutti a S.

    A Nervesa, a Nervesa c'è una croce, mio fratello è sepolto là, io ci ho scritto su Ninetto, che la mamma lo ritroverà. Cara suora, cara suora son ferito, a domani non arrivoi più, se non c'è qui la mamma un bel fiore me lo porti tu. La cima del Montello sarà un macello. Scrivo una letterina: sarà d'amore. La punta del mio cuore sarà la penna. La cima del Montello sarà, la cima del Montello sarà, la cima del Montello sarà un macello. Scrivo una letterina, scrivo una letterina, scrivo una letterina sarà d'amor.

    La punta del mio cuore, la punta del mio cuore, la punta del mio cuore sarà la penna. La coscrizione obbligatoria, cominciata con la Rivoluzione Francese, si fece sentire pesantemente in Italia al tempo della dominazione di Napoleone I che, con tutte le guerre che faceva, aveva un gran bisogno di soldati.

    A quest'epoca risalgono molti canti militari. Tutti sono improntati ad una rassegnata inevitabile obbedienza ed al dolore del distacco dai parenti e dalle morose. Alcune di queste canzoni saranno poi cantate, tal quali o con piccole varianti, in tutti i periodi in cui più acuto ridiventerà il problema della partenza per la guerra.

    Senti cara Ninetta cosa m'è capità: m'è capità 'na carta che sono richiamà. Se sono richiamato bella non sta a zigar: tra quattro o cinque mesi mi vegno congedà. Senti cara Ninetta il treno a cifolar, sali sulla tradotta, alpin ti tocca andar. Senti cara Nineta Cosa m'è capità M'è capità una carta che sono richiamà Se sono richiamato bela no stà zigà tra quattro o cinque mesi mi vegno congedà Senti cara Nineta il treno a cifolar sali sulla tradotta Alpin mi tocca andar.

    Che suona, che suona: Din don, dan Mormorando, stremata, centomila voci stanche di un coro che si perde fino al cielo, avanzava in lunga fila la marcia dei fantasmi in grigioverde.

    Non è il sole che illumina gli stanchi gigli di neve sulla terra rossa. Gli alpini vanno come angeli bianchi e ad ogni passo coprono una fossa. Tutto ora tace. Lungo le piste sporche e insanguinate son mille e mille croci degli alpini, cantate piano, non li disturbate, ora dormono il sonno dei bambini. Che suona, ma piano: Din, don, dan. Uno dei rari canti coniati nel corso della seconda guerra mondiale, ma tuttavia rifacentesi con melodia praticamente identica ad un canto alpino della guerra , a sua volta allacciato ad un precedente motivo popolare.

    Il vecchio motivo della prima guerra mondiale "Sul ponte di Bassano, bandiera nera", che aveva echeggiato sulle sponde del Piave, riaffiora ventidue anni dopo lungo le rive della Vojussa, in terra di Grecia, su un ponte che è ora quello di Beratij. Ne esce rinnovato e arricchito in potenza evocativa rispetto all'originale caso forse unico.

    Sono gli alpini della Julia a rendere famoso il canto durante le campagne di Albania, Grecia e Russia, dopo averne vissuto le sanguinose vicende dall'autunno alla primavera sul confine greco-albanese. Era il canto caro a Don Carlo Gnocchi. Sul ponte di Perati, bandiera nera l'è il lutto degli Alpini che fan la guera. L'è il lutto degli Alpini che fan la guera la mejo zoventù che va soto tera. Sui monti della Grecia c'è la Vojussa col sangue degli Alpini s'è fatta rossa. Alpini della Julia: in alto il cuore sul ponte di Perati c'è il tricolore.

    Sul ponte di Perati bandiera nera: è il lutto della Julia che va alla guerra. È il lutto degli Alpini che va alla guerra la meglior gioventù che va sotto tera. Sui monti della Grecia c'è la Voiussa col sangue degli Alpini s'è fatta rossa. Nell'ultimo vagone c'è l'amor mio col fazzoletto in mano mi dà l'addio. Col fazzoletto in mano mi salutava e con la bocca i basi la mi mandava. Quelli che son partiti non son tornati sui monti della Grecia sono restati.

    Un coro di fantasmi vien giù dai monti: l'è il coro degli Alpini che sono morti. Gli Alpini fan la storia, la storia vera: l'han scritta con il sangue e la penna nera. Alpini della Julia, in alto i cuori: sul ponte di Perati c'è il tricolore! Il Nigra ce ne tramanda le versioni, in piemontese arcaico, ritenute più originali e già nel traccia dettagliatamente la vicenda storica cui il canto è legato.

    Michele Antonio, undicesimo marchese di Saluzzo, capitano generale delle armi francesi nel reame di Napoli, mortalmente ferito da un obice durante la difesa della fortezza di Aversa assediata dalla truppe borboniche, nel , esprime le sue ultime volontà ai soldati riuniti attorno al letto di morte.

    El capitan de la compagnia si l'è ferito, sta per morir el manda a dire ai suoi alpini perchè lo vengano a ritrovar. I suoi alpini ghe manda a dire che non ha scarpe per camminar o con le scarpe o senza scarpe i miei alpini li voglio qua. Cosa comanda sior capitano che noi adesso semo arrivà e io comando che il mio corpo in cinque pezzi sia taglià.

    Il primo pezzo alla mia Patria, secondo pezzo al battaglion il terzo pezzo alla mia mamma che si ricordi del suo figliol. Il quarto pezzo alla mia bella che si ricordi del suo primo amor l'ultimo pezzo alle montagne che lo fioriscano di rose e fior.

    E manda a dire ai suoi Alpini perché lo vengano a ritrovar. I suoi Alpini ghe manda a dire che non han scarpe per camminar Il quarto pezzo alla mia bella che si ricordi del suo primo amor! Non risulta conosciuto prima dell'ultima guerra, ove apparve la prima volta, sicuramente sullo spunto di una vecchia melodia popolare. Il testo è pieno di un sano "spirito di corpo" nella sua ingenua apologia.

    Là sui monti vien giù la neve, la tormenta dell'inverno, ma se venisse anche l'inferno sol l'alpin riman lassù. Se dall'alto dirupo cade, consolate i vostri cuori perchè se cade in mezzo ai fiori non gli importa di morir. La sua origine risale a un vecchio canto di minatori, nato durante i lavori di scavo della galleria ferroviaria del San Gottardo tra il e il In quel caso, ovviamente, il ta-pum si riferiva allo scoppio delle mine.

    Venti giorni sull'Ortigara senza il cambio per dismontà. E domani si va all'assalto, soldatino non farti ammazzar. Quando poi si discende a valle, battaglione non ha più soldà.

    Nella valle c'è un cimitero, cimitero di noi soldà. Cimitero di noi soldati, forse un giorno ti vengo a trovar. E domani si va all'assalto, soldatino non farti ammazzar, ta pum ta pum ta pum Quando poi si discende a valle battaglione non hai più soldà. Cimitero di noi soldà forse un giorno ti vengo a trovà. Ho lasciato la mamma mia, l'ho lasciata per fare il soldà. Quando portano la pagnotta il cecchino comincia a sparar. Battaglione di tutti i Morti, noi giuriamo l'Italia salvar.

    Il clima altamente epico ed umano allo stesso tempo del canto viene valorizzato dall'elaborazione che si sviluppa in perfetta sintonia con il testo, con un crescendo progressivo di rara potenza espressiva. Spunta l'alba del sedici giugno, comincia il fuoco dell'artiglieria il terzo alpini è sulla via Monte Nero a conquistar.

    Monte Nero Monte Nero, traditore della vita mia, ho lasciato la casa mia per venirti a conquistar. E per venirti a conquistare ho perduto tanti compagni tutti giovani sui vent'anni: la sua vita non torna più.

    Colonnello che piangeva nel vedere tanto macello fatti coraggio alpino bello che l'onore sarà per te. Spunta l'alba del 16 giugno, comincia il fuoco l'artiglieria, il Terzo Alpini è sulla via Monte Nero a conquistar. Monte Rosso e Monte Nero, traditor della vita mia, ho lasciato la casa mia per venirti a conquistar. Per venirti a conquistare abbiam perduti tanti compagni tutti giovani sui vent'anni La sua vita non torna più.

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    Il colonnello che piangeva a veder tanto macello: Fatti coraggio, Alpino bello, che l'onor sarà per te! Arrivati a trenta metri dal costone trincerato con assalto disperato il nemico fu prigionier. Ma Francesco l'Imperatore sugli Alpini mise la taglia: egli premia con la medaglia e trecento corone d'or.

    Chi gli porta un prigioniero di quest'arma valorosa che con forza baldanzosa fa sgomenti i suoi soldà. Ma l'alpino non è un vile, tal da darsi prigioniero, preferisce di morire che di darsi allo straniero. O Italia, vai gloriosa di quest'arma valorosa che combatte senza posa per la gloria e la libertà.